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КОРЕЊА ≈
RADICI ≈ ROOTS

КОРЕЊА ≈ RADICI ≈ ROOTS

mostra collettiva di Mila Dobrevska |
Anica Kitanoska | Aleksandra Miteva | Aleksandar Velichkovski
a cura di Eleonora Savorelli e Andrea Pola
8 ottobre - 27 novembre 2022

Hotel Palazzo Galletti Abbiosi

VII Biennale di Mosaico Contemporaneo

Ravenna

Il titolo dell’esposizione a cura di Eleonora Savorelli e Andrea Pola, KOPEHA≈ RADICI ≈ ROOTS, contiene in sé la chiave di lettura e comprensione della collettiva stessa.
Il termine macedone, tradotto in italiano e inglese, vuole tracciare un esplicito collegamento con le vite dei quattro artisti presenti, i quali condividono la stessa provenienza. Per Mila Dobrevska, Anica Kitanoska, Aleksandra Miteva e Aleksandar Velichkovski, la Macedonia è terra d’origine, l’Italia è terra d’adozione. 

Nel linguaggio matematico, il simbolo ≈ indica una relazione d’uguaglianza approssimativa. La parola “radice” possiede un particolare valore soggettivo nel suo significato oggettivo. Questa soggettività è indagata in un confronto con il mosaico contemporaneo.

Suggestionati dalla potenza dei mosaici antichi e interessati a un loro studio approfondito, gli artisti vivono a Ravenna da diversi anni. Al momento, frequentano il corso magistrale di Mosaico presso l’Accademia di Belle Arti della città. I loro approcci alla sfera musiva si differenziano per vissuto personale, materiali, tecniche e soggetti.

I tre lavori di Mila Dobrevska appartengono alla serie Forme insolite del brutto. Sono ritratti deformi dai cui andamenti spiccano degli accenni di figure umane. L’alterazione della struttura musiva risulta nell’individualismo delle tessere, le quali assumono ordini di grandezza e forme contrastanti, colori decisi e superfici sconnesse.
Ampie isole di vetro colorato si scontrano con frammenti che formano tessiture fitte ma incostanti, catturando sottilmente le aspirazioni umane. In un’esplorazione dell’animo e del subconscio nella sua intimità più fragile, ogni personaggio, astratto e geometrizzato, rappresenta una particolare emozione. Le tessere dialogano tra loro e invitano il fruitore alla lettura di una storia immaginata, che si crea con lo sguardo.

Anica Kitanoska presenta le opere Archè e Sublunare. Lungo la storia, l’archè è definito come la forza primigenia da cui il mondo proviene e a cui esso tornerà. Come dichiara Lavoisier, «nulla si crea, nulla si distrugge». La cosmologia, ramo della filosofia che indaga la struttura materiale e le leggi dell’universo, teorizza il circolo per indicare il destino dell’anima umana: in Archè si esplicita questa riflessione.
Nella loro instabile evanescenza, i due lavori dell’artista appaiono come composizioni astratte a mano a mano che il fruitore vi si avvicina. Le tessere seguono un movimento sinuoso, quasi pittorico. Come figlie del vento, trasportate dall’acqua o come fiamme che, prendendo forma, danno vita a un’immagine il cui margine d’interpretazione è indefinito.

Aleksandra Miteva presenta la serie Hermaphrodite e l’opera Bakar. Discostandosi dalla pratica del mosaico intesa in senso stretto, lo strato metallico di rame si mostra nella sua vulnerabile mutevolezza, avvolto dall’aria che ne ossida la superficie.
La serie richiama la non uguaglianza dei generi e associa il cucito alla lavorazione del metallo, due attività che nell’immaginario comune sono associate rispettivamente alla donna e all’uomo.
In Bakar, dal macedone бакар (rame), l’artista ragiona sul concetto di “lacuna mobile”. Il mosaico in rame rimane distaccato dalla lastra che lo circonda, in una continua ricerca di equilibrio tra pieni e vuoti. Il mosaico si fa tessuto metallico luccicante e vivo.

Porte regali è il titolo della serie di Aleksandar Velichkovski. La decorazione di chiese ortodosse in Macedonia del Nord è stata un’esperienza di fondamentale importanza per l’evoluzione della pratica dell’artista, che parte dal disegno e dalla pittura per affrontare con maggiore consapevolezza l’esito musivo.
Secondo Florenskij, «il mondo spirituale, invisibile, non sta in qualche luogo remoto ma ci circonda». Le porte invitano quindi a un viaggio trascendentale, ultraterreno, con il desiderio di avvicinare l’essere umano a se stesso attraverso quel mondo invisibile di cui scrive il filosofo russo. Nel forte legame con l’Oriente, l’artista traccia segni luminosi con tessere d’oro, testimoni della luce eterna.